Edoardo (Jean Pierre) Bosio, nato a Torino il 9 novembre del 1864 da una famiglia svizzera originaria dell’Engadina, fu il primo pioniere del football in Italia. Inviato dai suoi zii, proprietari di una azienda tessile a Sant’Ambrogio di Torino, a migliorare le sue conoscenze industriali presso la Thomas Adams, azienda di pizzi e merletti di Nottingham, Bosio portò a Torino alcuni palloni e coinvolse in primis tre suoi colleghi nel gioco del football.

Nel 1887 a Torino con sede in piazza Solferino 11 (vedi foto) sorgeva la prima compagine calcistica dilettantistica, denominata “Football Club & Cricket Torino” con i colori delle maglie rossonere del Notts Olympic. Seguì l’ingresso nel neo mondo del football del duca degli Abruzzi che a sua volta formò la seconda compagine dilettantistica dalle maglie oro e nere, chiamata “Nobili”, quattro anni dopo.
Con l’arrivo a Torino del grande amico e collega di Bosio, Herbert Kilpin, classe 1870, si gettarono le  basi per la fusione delle prime due compagini. Si innalzò così il livello di questo sport con l’adozione delle “Sheffield Rules” (regole del calcio). Iniziò così il coinvolgimento di vasti strati della popolazione in questo sport, ai danni del cricket che, per le difficoltà delle regole e le troppe ore di gioco, non riuscì invece ad attecchire.
L“Internazionale Football Club” dal 1891 dovette aspettare il 1894 per fare i primi derby con noi della Torinese che eravamo sorti da una costola della sezione football dei pattinatori che si riunivano per giocare a calcio tra di loro e riutilizzando, per volontà del marchese Ferrero di Ventimiglia, le maglie della “Nobili”, al professionismo arrivammo solo nel 1897 per costituirci ufficialmente ed alzare cosi’ il livello per partecipare al primo campionato di calcio-football nel 1898.
A quest’altre ricerche ringraziamo l’addetto stampa Victor che ha trovato per primo notizie importanti su Edoardo Bosio, sinora snobbato dalle altre squadre torinesi e ha scoperto persino per primo la sua tomba al cimitero Monumentale di Torino nel reparto valdese ed insieme a Fabrizio Calzia ha recentemente scritto un libro importante “1898: il primo campionato. Il mito del football” edito da Galata Edizioni che è improntato ad un approccio filologico scientifico riportando informazioni certe e documentate che sta incontrando un notevole successo.
«Sono stato molto contento di aver collaborato con Fabrizio Calzia nella stesura del libro “1898: il primo scudetto. Il mito del football” – dice Victor – perché è stato il primo ad aver scoperto non solo l’amicizia di questi rampolli dell’high society ma anche i contatti tra i genovesi e i futuri granata. Non vi dico di più per non rivelare troppo del libro che non può mancare nella vostra biblioteca personale se siete appassionati a questo sport come noi e avete a cuore la storia…
Bosio si dimostrò immediatamente uno sportivo appassionato, avvicinandosi al canottaggio. Infatti, divenne socio della Società Armida, e successivamente il direttore tecnico della società 3° voga, partecipò col Nicola alle regate di Venezia e Casale, vincendo nelle prime il 2° premio in canoa e il 1° in jola alle seconde. Nel 1888 a Torino, partecipò alle gare di canoa a quattro e a due, vincendo i primi premi.
Bosio era un personaggio eclettico per quell’epoca, oltre a praticare più sport e nello stesso tempo lavorare come mercante, ebbe il merito di esordire anche nel mondo dei cortometraggi cinematografici, come regista e fotografo in occasione del film: “La vita negli abissi del mare“, film del 1914. Il cortometraggio venne prodotto dalla Vesuvio Films, con la collaborazione dell’Ambrosio Film di Torino che co-produsse la pellicola.
Mi piacerebbe se il comune o la Ersel volessero mettere questa epigrafe all’interno del palazzo Ceriana:
“Ad Edoardo Bosio, (Torino 1864-Davos1927), per aver contribuito a fare di Torino la città  pioniera polisportiva dal canottaggio all’alpinismo, dal cricket al calcio, dalla fotografia al cinema appassionando gente di ogni classe ed estrazione sociale.”».

 

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